BAGHDAD (IRAQ) (ITALPRESS) – Militanti armati hanno rapito una giornalista americana a Baghdad, secondo quanto riferito dal corrispondente di Al Arabiya e confermato dal Ministero dell’Interno iracheno. La giornalista collaborava con alcuni media italiani. Il rapimento è avvenuto nella capitale irachena da parte di sconosciuti armati. Le forze di sicurezza irachene hanno immediatamente avviato le operazioni per rintracciare i sequestratori e liberare la giornalista.
Secondo fonti di sicurezza, uno dei rapitori è stato arrestato, mentre gli altri sono riusciti a fuggire. Le autorità hanno precisato che gli sforzi per rintracciare i restanti complici e assicurare il rilascio della giornalista americana sono in corso e proseguono senza sosta. Un fonte di sicurezza irachena ha riferito che la giornalista rapita è stata trasferita in direzione della provincia di Babil(Babilonia). Inoltre, il conducente arrestato nell’ambito dell’operazione di sequestro risulta in possesso di un documento d’identità di un’istituzione di sicurezza.
Il Ministero dell’Interno iracheno ha confermato che “sono in atto tutte le procedure necessarie per seguire il percorso dei rapitori e localizzare la giornalista americana”. Al momento non sono state rese note l’identità della giornalista né quella dell’organizzazione per cui lavora. Le autorità irachene mantengono riserbo sulle indagini in corso. La vicenda richiama l’attenzione sulla persistente insicurezza in alcune aree di Baghdad nonostante gli sforzi delle forze di sicurezza per stabilizzare il Paese.
I PASDARAN MINACCIANO “COLPIREMO AZIENDE ICT E IA AMERICANE”
I guardiani della rivoluzione islamica iraniana, i pasdaran, hanno minacciato di attaccare le “aziende americane di informatica, telecomunicazioni e intelligenza artificiale”, che “d’ora in poi saranno obiettivi legittimi”, si legge nella dichiarazione. I pasdaran aggiungono: “Raccomandiamo ai dipendenti di queste aziende di lasciare immediatamente i propri luoghi di lavoro. A partire dalle 20:00 di mercoledì (ora di Teheran), queste aziende saranno oggetto di attacchi alle loro strutture”. Tra le aziende elencate figurano: Cisco, HP, Intel, Oracle, Microsoft, Apple, Google, Meta e altre.
MISSILI SU GERUSALEMME
Un attacco missilistico iraniano su Gerusalemme ha fatto risuonare le sirene. Udite numerose esplosioni mentre le Forze di difesa israeliane hanno fatto sapere di avere rilevato lanci di missili dall’Iran e che i sistemi di difesa aerea erano in azione per intercettarli. La contraerea ha intercettato l’attacco e frammenti di missili sono caduti in aree aperte senza causare nè danni né vittime. Le Idf hanno recentemente completato un’altra ondata di attacchi contro le infrastrutture iraniane nel cuore di Teheran.
ATTACCHI ISRAELIANI A ISFAHAN E TEHERAN
Nel 32mo giorno del conflitto tra Iran, Israele e Stati Uniti, la città di Isfahan è stata teatro di violenti attacchi aerei. Secondo un alto funzionario americano citato dai media arabi, gli Stati Uniti hanno colpito un grande deposito di munizioni nella zona centrale del Paese con numerose bombe penetranti. Nelle stesse ore diverse esplosioni sono state udite nei dintorni dell’aeroporto di Shiraz e nella zona di Ahvaz. Nella capitale Teheran, l’agenzia di stampa iraniana Fars ha riferito di forti boati seguiti da interruzioni di corrente in alcuni quartieri, in particolare nella zona orientale della città. Le autorità hanno fatto sapere che sono al lavoro per ripristinare l’energia elettrica. Isfahan rappresenta uno dei principali poli industriali e militari dell’Iran: ospita il grande complesso siderurgico Mobarakeh Steel, impianti petrolchimici, industrie aeronautiche e basi militari. La città si trova inoltre nelle vicinanze di importanti siti nucleari, tra cui la struttura di Natanz per l’arricchimento dell’uranio.
VICEPRESIDENTE IRAN “IL NEMICO CI SUPPLICA DI NEGOZIARE”
Il primo vicepresidente iraniano, Mohammad Reza Aref, ha dichiarato oggi che gli “avversari” del Paese (in riferimento soprattutto agli Stati Uniti) stanno “supplicando” Teheran per aprire negoziati sulla riapertura dello Stretto di Hormuz, arteria vitale per il trasporto mondiale di petrolio. “Le nostre forze armate sono tra le più forti al mondo. Abbiamo sconfitto gli aggressori e ora ci supplicano di negoziare sullo Stretto di Hormuz. Dobbiamo però vedere fino a che punto sono disposti a fare concessioni”, ha affermato Aref, secondo quanto riportato dall’agenzia Tasnim e da altri media iraniani. Il vicepresidente ha aggiunto che Washington dovrebbe pronunciare la “frase d’oro”: “Non attaccheremo più l’Iran e riconosceremo tutti i suoi diritti internazionali”. Solo a queste condizioni, ha detto, si potrà valutare il da farsi.
Le dichiarazioni arrivano mentre il presidente americano Donald Trump ha rinnovato le minacce a Teheran, fissando come scadenza il 6 aprile 2026 per la piena riapertura dello stretto, pena attacchi devastanti alle infrastrutture energetiche iraniane, inclusa l’isola di Kharg e le centrali elettriche. Aref ha oggi ribadito che “il regime dello Stretto di Hormuz non sarà più come prima”. Il tono assertivo di Teheran contrasta con le dichiarazioni di Trump, che parla di “progressi significativi” nei contatti indiretti e di un possibile accordo imminente, pur mantenendo alta la pressione militare con un forte dispiegamento navale nel Golfo.
HEGSETH “COLLOQUI SU FINE GUERRA SI INTENSIFICANO”
I colloqui tra Stati Uniti e Iran per mettere fine al conflitto in corso “si stanno intensificando”. Lo ha dichiarato il ministro della Difesa statunitense, Pete Hegseth, in un punto stampa al Pentagono. Secondo Hegseth, in Iran “c’è stato un regime change”, e il nuovo regime dovrebbe “essere più saggio” stringendo un accordo.
IL PAKISTAN E LA CINA LANCIANO UN’INIZIATIVA IN CINQUE PUNTI PER LA PACE IN MEDIO ORIENTE
Il Pakistan e la Cina hanno lanciato un’iniziativa in cinque punti per il ripristino della pace e della stabilità nel Golfo e in Medio Oriente, nel contesto della guerra di Stati Uniti e Israele contro l’Iran. Lo riferisce il sito pakistano Dawn, precisando che i due Paesi chiedono l’immediata cessazione delle ostilità e l’avvio di colloqui di pace il prima possibile. Il ministro degli Esteri pakistano, Ishaq Dar, si è recato a Pechino per una visita di un giorno, su invito dell’omologo cinese Wang Yi, per “approfonditi colloqui sugli sviluppi regionali”, secondo quanto riferito dal dicastero pakistano.
Secondo “Dawn”, che rilancia una nota del ministero pakistano, entrambi i Paesi hanno chiesto “l’immediata cessazione delle ostilità e il massimo impegno per impedire che il conflitto si propaghi”. Hanno inoltre chiesto che sia consentita l’assistenza umanitaria, come pure l’avvio di colloqui di pace il prima possibile. “La sovranità, l’integrità territoriale, l’indipendenza nazionale e la sicurezza dell’Iran e degli Stati del Golfo devono essere salvaguardate. Il dialogo e la diplomazia sono l’unica opzione praticabile per risolvere i conflitti”, sostengono ancora i due Paesi secondo quanto riferito dal dicastero pakistano.
“La Cina e il Pakistan sostengono le parti interessate nell’avviare colloqui, con l’impegno di tutte le parti a una risoluzione pacifica delle controversie e ad astenersi dall’uso o dalla minaccia dell’uso della forza durante i colloqui di pace”, aggiunge il comunicato. Entrambi i Paesi hanno inoltre chiesto la sicurezza degli obiettivi non militari e la sicurezza delle rotte marittime. “Lo Stretto di Hormuz, insieme alle acque adiacenti, è un’importante rotta marittima globale per merci ed energia. Cina e Pakistan invitano le parti a proteggere la sicurezza delle navi e dei membri degli equipaggi bloccati nello Stretto di Hormuz, a consentire il passaggio rapido e sicuro delle navi civili e commerciali e a ripristinare al più presto il normale transito attraverso lo Stretto”, si legge nella nota rilanciata da “Dawn”.
– foto IPA Agency –
(ITALPRESS).
